| Progresso tecnologico e riorganizzazione sociale | La rivoluzione industriale ha inizio in Inghilterra nella seconda metà del XVIII secolo, per una serie di condizioni favorevoli:
a) la partecipazione al governo della borghesia che investe ingenti capitali con grande profitto;
b) l'aumento delle risorse minerarie estratte dal sottosuolo;
c) le innovazioni tecniche che trasformano i metodi di produzione usuali, quali l'artigianato, la manifattura, e migliorano le comunicazioni;
d) l'allontanamento dei contadini dalle campagne a causa delle recinzioni dei campi ad opera dei grandi imprenditori che fanno lavorare le terre con metodi nuovi e razionali. Si rende così disponibile manodopera che si trasferisce in città cercando impiego nelle industrie nascenti.
Le prime industrie a svilupparsi sono le industrie tessili, grazie all'invenzione del telaio meccanico, e quelle siderurgiche-meccaniche grazie all'invenzione della macchina a vapore.
La rivoluzione industriale si estende gradualmente in Europa a partire dal terzo decennio del XIX secolo ed interessa la Francia, il Belgio, la Prussia, l'Austria.
L'invenzione della macchina a vapore porta ad una rivoluzione nei trasporti: dopo la costruzione della prima locomotiva a vapore nel 1814, vengono costruite le ferrovie; la prima rete ferroviaria fu quella che collegava Liverpool a Manchester nel 1830; nel 1848 la rete ferroviaria ha uno sviluppo di 8000 Km.
Anche i trasporti marittimi sono rivoluzionati grazie alla costruzione dei battelli a vapore, che essendo molto più veloci delle navi a vela, rendono più celere il trasporto delle merci e di conseguenza abbassano i prezzi delle materie prime e delle derrate alimentari.
Conseguenze
L' industrializzazione cambia il volto delle città: si creano centri di affluenza nelle aree industriali (urbanesimo), si sviluppa una società democratica divisa in classi, si eleva il reddito nazionale e il tenore di vita generale; inoltre, con la creazione di un mercato mondiale, si gettano le basi per un'epoca di civiltà tecnica non ancora conclusa.
Ma l'industrializzazione diminuisce l'importanza economica e sociale dell'artigianato e dei piccoli contadini, e rende più evidenti le differenze di classe: l'operaio lavora un minimo di 14 ore al giorno, senza godere di alcun diritto, percepisce un salario basso, insufficiente a sfamare la famiglia, vive in un ambiente malsano.
La questione sociale diventa così il problema più urgente delle nazioni industriali.
Per migliorare le condizioni degli operai nascono le associazioni sindacali che chiedono un salario più alto, diritti civili, forme di assistenza ai malati ed ai disoccupati.
Si sviluppa il pensiero socialista, i cui maggiori rappresentanti sono Marx ed Engel, pensiero che pur riconoscendo i meriti della borghesia capitalista che ha avviato l'industrializzazione, sostiene la necessità di assicurare alla classe operaia condizioni più umane di vita abolendo la proprietà privata e rendendo sociali i mezzi di produzione.
Ricerca inviata da Matteo liceo scientifico Roma |
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