| Quando il fisico è di casa | | di Laura Fermi
L'autrice
Non sono disponibili notizie, a parte il fatto, evidente, che era la moglie del grande fisico italiano.
Il libro
Si presenta diviso in due parti ben distinte, intitolate "l'Italia" e "l'America".
La storia è quella della vita, delle scoperte, delle normali peripezie familiari di Enrico Fermi, così come sono state viste e vissute dalla moglie.
Il libro si apre con il racconto del primo incontro tra i due, e Fermi ci viene immediatamente presentato caratterialmente: era un uomo sicuro di sé, ma mai arrogante, cosciente delle proprie straordinarie capacità intellettuali, ma nei cui discorsi non mancava mai un'arguta ironia.
La storia procede in modo abbastanza disordinato, ma anche per questo più umano, tra flashback, divagazioni, ricordi, impressioni personali, piccoli aneddoti. Man mano ci vengono presentati i vari scienziati con cui Fermi si trovò a lavorare, in alcuni casi dei veri e propri genî: Emilio Segré, Franco Rasetti, Ettore Majorana, Edoardo Amaldi, Giovanni Enriques, Bruno Pontecorvo.
Molto importante anche il Senatore Corbino, che spinse per la creazione dei laboratori di fisica in via Panisperna, a Roma, dove poi Fermi e il suo gruppo di colleghi-amici ("i ragazzi di Corbino") lavorarono. Tutti ci vengono presentati non solo come scienziati, ma anche e soprattutto come persone, con i loro difetti, i loro pregi, i vizi, la loro psicologia, insomma.
In generale è possibile individuare tre ambienti: la vita in famiglia, i laboratori dell'Università di Roma, e infine l'ambiente dell'Europa nazifascista, con i vari avvenimenti storici, che conducono come in un vortice allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, comunque successivo alla partenza per gli Stati Uniti dei Fermi. Ma negli anni precedenti, Enrico Fermi si era già fatto una grande fama di fisico, grazie ai suoi esperimenti di bombardamento dei nuclei con i neutroni lenti e alla scoperta di un nuovo elemento, creato dal bombardamento dell'uranio.
La tecnica di bombardamento nucleare è molto interessante e merita di essere esposta: in generale, si può riassumere dicendo che Fermi partì dall'esperienza dei coniugi Curie, che lavoravano con particelle alfa veloci, che però, essendo cariche positivamente, subivano le interferenze degli elettroni (negativi) e dei nuclei (positivi), e raramente riuscivano a scontrarsi con i nuclei stessi dell'alluminio bombardato per provocare la radioattività artificiale. Fermi pensò di usare al loro posto i neutroni, che, non avendo carica, non subivano interferenze magnetiche.
Il problema era che essi non vengono emessi spontaneamente da sostanze radioattive, e per ottenerli occorreva bombardare alcuni elementi con particelle alfa veloci, ma il rendimento era molto basso (un neutrone ogni 100.000 particelle alfa usate). Utilizzò l'emanazione del radio, un gas che si forma spontaneamente dalla disintegrazione dell'elemento: a sua volta si disintegra, emettendo
particelle alfa veloci.
Mescolando polvere di berillio, questo viene urtato dalle particelle alfa ed emette neutroni.
Procedendo secondo l'ordine della tavola periodica, scoprì che il fluoro, e altri elementi che lo seguivano nella tavola, si attivavano. Con la collaborazione degli altri, Fermi sperimentò su tutti gli altri elementi, e notò che l'elemento bombardato di neutroni si trasformava nell'elemento che lo seguiva sulla tavola periodica. Fu così che, bombardando l'uranio, ultimo elemento della tavola, ottenne un nuovo elemento, numero atomico 93 (si scoprirà in seguito che in realtà l'uranio era un elemento un po' speciale, e i prodotti della sua disintegrazione erano più di 50, che, mescolati, formavano quello che era stato chiamato elemento 93).
Gli esperimenti continuarono, finché non si provograve; a interporre tra la sorgente di neutroni e l'elemento da bombardare (in questo caso l'argento) vari oggetti. Quando provarono con uno strato di paraffina, il risultato fu sorprendente: l'attività radioattiva era cento volte più intensa del normale. La paraffina è una sostanza idrogenata: quando i neutroni la attraversano prima di colpire l'argento, colpiscono i protoni che formano gli atomi di idrogeno, perdendo così gran parte della propria velocità. I neutroni rallentati hanno maggiori possibilità di farsi catturare dagli atomi di argento bombardati che non uno veloce, e di provocare quindi la reazione radioattiva.
Queste scoperte fruttarono a Enrico Fermi il premio Nobel per la fisica del 1938.
Pochi giorni dopo, i Fermi abbandonarono l'Europa nazifascista e ripararono negli Stati Uniti.
E qui si apre la seconda parte del libro. I primi capitoli sono dedicati al processo di
"americanizzazione" della famiglia Fermi, con le nuove abitudini di vita e le nuove amicizie.
In seguito viene esposta la straordinaria scoperta che un atomo di uranio bombardato con neutroni lenti libera altri due neutroni, provocando così la famosa reazione a catena, con conseguente liberazione di una grande quantità di energia: questa scoperta porterà gli scienziati di Los Alamos alla realizzazione della bomba atomica.
A Los Alamos era presente, ovviamente, anche Fermi con la famiglia, e anche questa fase della loro vita è riportata nel libro, sempre con lo sguardo di una "non addetta ai lavori", con un linguaggio quindi semplice, umano e quotidiano, eppure straordinariamente efficace anche nella descrizione delle complicate ricerche ed esperimenti in cui era impegnato il marito.
Si prosegue con l'esplosione delle prime bombe atomiche, quindi con Hiroshima, Nagasaki, e la fine della guerra.
Il libro si chiude con un breve sguardo agli sviluppi futuri della fisica nucleare.
Non ci sarà mai il seguito di questo libro. Il grande fisico italiano morì il 28 novembre 1954, pochi mesi dopo la prima pubblicazione negli Stati Uniti.
Pareri personali
Il libro mi ha molto interessato e divertito. La sua peculiarità consiste nella capacità di essere allo stesso tempo scientifico e profano, raccontando con la stessa delicatezza gli avvenimenti della normale vita di famiglia e gli straordinariamente complicati esperimenti fisici dello scienziato, dando sempre un tocco di disincantata ironia anche ad un ambito tanto importante e all'apparenza chiuso ai non iniziati.
Nonostante ciò, i ragionamenti scientifici sono rigorosi e puntuali, senza inutili fronzoli e che vanno dritti al sodo, rendendoli abbastanza comprensibili.
Scheda libro inviata da Jacopo Milano Liceo classico
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