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Trama e personaggi
di Tito Maccio Plauto



Trama


La commedia racconta di un vecchio avaro, Euclione. Egli è gretto, avido, sospettoso: ha nascosto in un luogo segreto una pentola piena d'oro, donatagli dal Lare domestico, e non si fida di nessuno; per lui, tutti sono dei ladri a conoscenza dell'oro che non aspettano altro che l'occasione buona per portarglielo via.

Euclione ha una figlia, Fedria, per la quale progetta un matrimonio di interesse con il ricco Megadoro. In realtà Fedria è segretamente incinta del nipote di Megadoro, Liconide, e Megadoro vuole quindi dare Fedria in sposa al nipote.
Si decide rapidamente il matrimonio, e Euclione, preoccupato che tutta la gente che Megadoro gli ha mandato in casa per i preparativi (cuochi, musici ecc.) siano lì per derubarlo, porta via la pentola per nasconderla in un altro luogo. Sfortuna vuole che un servo di Liconide, Strobilo, veda Euclione portare via i suoi averi, e dopo che il vecchio se ne è andato ruba la pentola dal nuovo nascondiglio.
Euclione torna disperato in città dopo aver scoperto il furto, e Liconide, sentendolo lamentarsi pensa che egli abbia scoperto la gravidanza della figlia.

In un esilarante dialogo il giovane confessa a Euclione la verità riguardo Fedria, chiedendo di perdonarlo e di concedergliela in moglie. Alla fine, chiariti gli equivoci (Euclione credeva che Liconide parlasse dell'oro) il vecchio, sia pure a malincuore, acconsente all'imprevisto matrimonio, e dopodiché si affronta il problema della pentola.
Liconide giura che qualora fosse venuto a conoscenza di chi era il ladro l'avrebbe senz'altro riferito al vecchio. Intanto Strobilo torna in città, e parla della pentola con Liconide col progetto di chiedergli la libertà. Questi naturalmente si infuria e pretende la restituzione della refurtiva. Il servo si accorge dell'errore commesso e cerca di ritrattare, dicendo che stava solo scherzando. Il giovane però ha ormai capito tutto e minaccia il servo di torturarlo se non avesse restituito l'oro. Strobilo acconsente alla restituzione solo in cambio della libertà, e alla fine Liconide accetta.
Il giovane restituisce al suocero la pentola, ed Euclione, al colmo della felicità, si trasforma nel carattere e la cede allo stesso futuro genero come regalo di nozze.


Personaggi


In questa commedia le caratteristiche del protagonista, Euclione, sono tutte portate all'estremo: la sua avarizia è qualcosa di totale ed assoluto, che permea ogni sua frase ed ogni suo pensiero, ed è pari persino all'affetto per la figlia, come emerge evidentemente nel dialogo con Liconide.
L'effetto è incredibilmente divertente, e i dialoghi ne sono un chiaro esempio.
Poi c'è Liconide, onesto giovane che confessa al vecchio la sua azione e gli restituisce l'oro, e così facendo ottiene in moglie la figlia dell'avaro.
Secondo me questo personaggio sta a significare la convenienza di essere onesti e leali, perché così facendo si finisce con l'ottenere quanto si desiderava.

È possibile notare una contrapposizione tra Liconide ed Euclione parlando del concetto di colpa: Liconide sembra infatti un fautore del Peccato confessato, viene subito perdonato (È un dio che mi ci ha indotto e mi ha attratto verso di lei, È stato il volere degli dei, senza dubbio: certo, senza la loro volontà, non sarebbe accaduto), mentre Euclione sostiene l'esistenza di una qualche forma di responsabilità personale quando dice, facendo un esempio iperbolico, Se esiste un diritto che ti permette di scusare una simile azione, non ci resta che andare a rubare pubblicamente gioielli alle matrone, in pieno giorno; e se poi dovessimo essere arrestati ci scuseremmo dicendo che l'abbiamo fatto in istato di ebbrezza, per amore! Varrebbero troppo poco, il vino e l'amore, se l'ubriaco e l'innamorato avessero il diritto di soddisfare impunemente i loro capricci. e Non mi piacciono gli individui che si scusano dopo aver fatto del male.
Sono due atteggiamenti che si possono trovare anche nel mondo attuale, il primo è un atteggiamento in un certo senso cattolico, perdonista, il secondo è l'atteggiamento del rispetto della legge.

Un altro personaggio estremo è Strobilo, avido, furbo e mentitore, che non esita a rubare per arricchirsi e che nega con una faccia di bronzo stupefacente, sia con Euclione sia con Liconide. Nel dialogo con Liconide, poi, Strobilo coglie l'occasione per ottenere una ricompensa invece che una punizione: dicendo che anche sotto tortura non avrebbe mai parlato, fa notare a Liconide che avrebbe perso un servo e non avrebbe mai ritrovato l'oro, e fa la controproposta di lasciarlo libero in cambio della restituzione della pentola, dimostrando appunto la sua astuzia e la sua capacità di parlare e convincere anche quando è in torto.
Sono questi i personaggi principali, gli altri sonopiù che altro un contorno.

Alla fine si nota come Plauto abbia in simpatia i protagonisti; infatti li premia in qualche modo tutti: Euclione viene umanizzato, non viene più rappresentato con quell'assurda avarizia, ma anzi diventa generoso; Liconide ottiene Fedria e la pentola dell'oro; Strobilo acquista la libertà. Euclione e Strobilo vengono quindi liberati da due grandi mali: l'avarizia (che per Strobilo è un male perchè rende insaziabile che ne è preda, poveri con tutte le loro ricchezze, assetati in mezzo all'Oceano) e la schiavitù (La schiavitù è peggiore di ogni male, di ogni sventura. E Giove, quando odia qualcuno, ne fa subito uno schiavo).


Considerazioni sulla verosimiglianza della vicenda


La storia narrata secondo me non è verosimile: troppe coincidenze, troppi tratti estremi; invece per me è una vicenda simbolica, che tende a dimostrare la convenienza di certi comportamenti e doti (l'onestà, il saper parlare...) e la dannosità di altri (l'avarizia, la violenza, il mentire...), il tutto dimostrato divertendo gli ascoltatori ottenendo così una maggiore attenzione da parte del pubblico.


Scheda libro inviata da Jacopo di Milano Liceo classico

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